Monday, March 12, 2007

SALVARSI CONTINUAMENTE LA VITA...



SALVARSI CONTINUAMENTE LA VITA DANDO VITALITA' AD UNA NUOVA CULTURA DELL'INFORMAZIONE
Autore: Giacomo Montana


Questa è una vicenda che accade in Italia e rispecchia gli estremi più allarmanti dell'indole umana. Si può osservare laddove il diritto e il rispetto della donna precipitano, accompagnati dalle costumanze più egocentriche, sadiche, bestiali.

Personalmente nutro un fortissimo sentimento di stima verso la Corte Costituzionale italiana, ma devo riconoscere che al di fuori di questo Istituto, succede di tutto e il contrario di tutto in “barba ad ogni legge dello Stato. La Corte costituzionale ha sottolineato questo: “atti...diretti in modo non equivoco a commettere un delitto possono essere esclusivamente atti esecutivi, in quanto...soltanto dall'inizio di esecuzione di una fattispecie delittuosa può dedursi la direzione univoca dell'atto stesso a provocare proprio il risultato criminoso voluto dall'agente” (Corte cost. n. 177/1980). Ora valutiamo insieme quello che succede in Italia ai danni di una donna in servizio in ospedale senza che nessuno intervenga per evitare un omicidio che viene eseguito lentamente con tutti quegli accorgimenti atti per potere sembrare morte naturale: la delinquenza occulta ha un suo motore di azione, da cui riceve impulsi che coordina senza scrupoli.

Se per esempio in una fabbrica i diretti superiori mi mandassero a lavorare per anni in un ambiente contaminato, senza neppure dotarmi dei più elementari mezzi di protezione da contagio e infezione, sino a farmi contrarre la tubercolosi, sarebbe sicuramente un'azione di una certa gravità ma nulla più. Ma, se questo identico caso si verificasse (come si è verificato) ad una impiegata assistente amministrativo di un “ospedale”( ove alla dirigenza vi sono medici specialisti, che senza intervenire, ogni giorno per anni vedono lavorare una loro dipendente in condizioni anti igieniche terribili e senza neppure i mezzi di protezione previsti dalle legge) è molto più grave: tentato omicidio?

Nell'anno 1992, l'assistente amministrativo, signora Giovanna Nigris, venne trasferita dall'Unità Operativa recupero crediti a quello dell'Anatomia Patologica dello stesso ospedale. Questo subito dopo che fu arrestato il responsabile del suo ufficio, dopo essere stato indagato relativamente all'inchiesta denominata “DI MANI PULITE”. A quell'epoca io ero dirigente sindacale, ma non avevo ancora conosciuto la signora in questione. Dopo circa tre anni che la stessa lavorava in ambiente contaminato le fu fatta contagiare la tubercolosi.

La Nigris a quel punto fu ricoverata per alcune settimane nel reparto di Medicina dello stesso nosocomio, ove era dipendente, ma da qui, fu dimessa ancora con febbre, con mancata diagnosi e senza neppure essere indirizzata in qualche altro centro Medico-Specialistico. Fu a quel punto che avendo conosciuto la drammatica vicenda, intervenni personalmente affidandola alle cure di un noto medico Primario, Direttore di un reparto di un noto Ospedale di Milano, ove chi scrive lavorava con la qualifica di infermiere. Fu così che, alla signora Giovanna Nigris, fu scoperto il morbo da cui era affetta: tubercolosi renale e reumatismo tubercolare con pericardite. In questo secondo Ospedale, con una massiccia cura durata 14 mesi con farmaci specifici, riposo assoluto e successiva fisioterapia, le venne salvata la vita.

La povera donna non si è mai data pace per quel contagio perché anche lei è convinta che si poteva evitare, qualora nel reparto di Anatomia Patologica ove lavorava, vi fossero stati adottati i mezzi di protezione dal contagio e infezione, in conformità della legge (art. n. 2087 cod. civ.). Bisogna considerare pure che la dipendente, a causa del suo lavoro di assistente amministrativo, risultava completamente sprovvista di nozioni di patologia medica e quindi anche di come si può contrarre contagio e infezione, nozioni che invece proprio per il lavoro che svolgono, vengono ben fatte imparare sia a medici che infermieri.

La signora Giovanna Nigris, malgrado non fosse né medico né infermiere si accorse dell'evidente rischio di un eventuale contagio, perché a mani nude e senza guanti doveva avere contatto fisico con i materiali organici, consistenti in urine, escreati, liquidi ascitici ecc., che debordavano dai contenitori e che per assegnazione a quel servizio doveva registrare. L'impiegata, vedendosi abbandonare per parecchio tempo in quelle precarie condizioni di servizio, mi risulta che più di una volta aveva comunque richiesto verbalmente invano ai suoi diretti superiori, di essere protetta da quel rischio di contagio (ci sono le prove testimoniali).

Sono a conoscenza, in quanto informato successivamente dalla stessa dipendente, che poco tempo prima che arrestassero il Responsabile amministrativo, ove svolgeva servizio, fu misteriosamente investita con un violento tamponamento, mentre nella sua autovettura era ferma con le cinture salvavita allacciate. Dopo tre mesi di assenza dal servizio per riposo e cure per trauma cranico e traumatismo cervicale, dovuto a quello stesso incidente, appena ripreso il suo lavoro lo stesso diretto superiore, l'avrebbe minacciata di morte, le avrebbe fatto notare una pistola posata sulla propria scrivania e le avrebbe intimato di “non parlare”.

La Nigris, non sapendo nulla di quello che forse pensava quel capo servizio, crede tuttora di essere stata dallo stesso sospettata di essere una informatrice degli inquirenti, in quanto al piano di sotto e al piano di sopra, dove in quell'epoca abitava lei a Milano, abitavano rispettivamente uno dei più noti Giudici dell'inchiesta “DI MANI PULITE” e l'Ispettore capo e poi vice Questore di Milano, della quale consorte, la Nigris era amica, cosa che in precedenza avrebbe ingenuamente confidato alle sue colleghe di lavoro.

In conclusione ho personalmente constatato che la dipendente, alla sua formale richiesta di riconoscimento del diritto di legge relativamente alla malattia tubercolare contratta in servizio e per causa di servizio, le sono fatti subire sino ad oggi interminabili forti stress emotivi, causati dai falsi ideologici formalizzati dai funzionari dirigenti dell'ospedale (ci sono le prove documentali), le è stato procurato un continuo abbassamento delle sue difese immunitarie ed in particolare per avere dovuto subire impunemente i seguenti reati penali: LESIONI COLPOSE GRAVISSIME, FALSO IDEOLOGICO, OMISSIONE DI ATTI DI UFFICIO E VIOLENZA PRIVATA DA MOBBING, così come meglio spiegato e documentato nel suo sito internet: http://www.mobbing-sisu.com

E' mera criminalità dei colletti bianchi ed è anche criminalità organizzata che stravolge, senza scrupolo alcuno, il significato di civiltà, onestà, democrazia e pace. Oggi c'è anche chi si ricorda che quando Francesco Carrara, che fu uno dei più illustri penalisti italiani dell'ottocento, elaborò il concetto di univocità degli atti, era suo intendimento interpretare la formula legislativa dell'inizio di esecuzione che già si poteva leggere nei codici preunitari impostati sul modello francese del 1810. Si rammenti che nel 1930, per caratterizzare e approfondire il delitto tentato, rispetto a quello consumato, espose la seguente formula: "se l'azione non si compie" l'azione stessa della norma incriminatrice non deve essere completata, ma deve essere almeno iniziata. Ma questo resta solo sulla carta!

Ciò che fa ancor più inorridire è anche il fatto che alla ultima Visita Medica Collegiale della A.S.L. Di Milano a cui è stata sottoposta la signora Giovanna Nigris, la stessa col verbale della visita si è vista consegnare anche qui un ulteriore falso ideologico, in quanto è stato completamente omesso di valutare l'apparato respiratorio. Paradossalmente la stessa A.S.L. di Milano, con contraddittorietà, aveva poco tempo prima riconosciuto la patologia respiratoria dell'ammalata, tuttora in atto e in cura, tanto che di conseguenza aveva formalmente disposto l'erogazione dell'ossigenoterapia:

http://www.mobbing-sisu.com/cronaca_documentata_asl.php

Anche questo sconcio viene narrato con prove documentali nella pagina web sopra citata.

Perché in Italia viene data carta bianca a dei farabutti per potere produrre falso ideologico pacificamente anche dopo essere stati consumati altri reati a quella stessa persona e così danneggiare ulteriormente le condizioni organiche di una donna, madre di famiglia e ridotta disabile?

L'importante e' cercare di realizzare qualche cosa di concretamente legale che serva a mantenere in vita un sistema civile, che in questo contesto storico si è sgretolato. Ciò anche per salvaguardare il futuro di chi legge. E per questo ci vuole una buona dose di umilta', disciplina e onesto impegno dei più volenterosi.

3 Comments:

Blogger Ildemansionato said...

Quello che è successo alla Sig.ra Giovanna non può e non deve rimanere impunito.
Così come non dovrebbe rimanere impunito chi applica quelle pressioni psicologiche che possono destabilizzare la psiche (e non solo) di una persona.

Nel mio piccolo ho aperto un blog che racconta l'esperienza che sto vivendo in attesa del giudizio (ildemansionato.net).

Ciao

7:51 AM

 
Blogger Gio said...

Ti ringrazio infinitamente della solidarietà. Giovanna

9:19 AM

 
Blogger Giorgio said...

Dal blog federicoaldrovandi.blog.kataweb.it
20 aprile 2007 (550 giorni)
Il 31 luglio del 2006 quando fummo ricevuti dal Presidente della Camera, l’on.le Fausto Bertinotti ci disse: “non ho titolo per dire una parola su questa vicenda, la magistratura sta lavorando e non c’è nessuna interferenza che non sarebbe sbagliata. Ma disse anche: “questa famiglia vive una sofferenza molto acuta e avanza una domanda di verità” e che “penso che quando c’è una invocazione così forte di verità, vada ascoltata”.
Ma la cosa più importante fu quando si rivolse a Stefano, fratello di Federico, dicendogli: “ci sono tante persone che lavorano perché questo mondo sia più giusto, onesto e positivo. Non lo dimenticare mai.”
Non dimenticherò le sue parole nemmeno io, Sig. Presidente.
Voglio continuare a credere ancora nelle persone Oneste e con un’Anima che ogni giorno svolgono il loro difficile lavoro/missione per rendere questo nostro mondo più giusto ed onesto, ma solo a quelle.
Colleghi come Andrea e tanti altri ragazzi, carabinieri (con cui lavoro ogni giorno, fianco a fianco, vicino alla gente), poliziotti, amici, fratelli, con un cuore ed un’Anima grande e buona, me lo testimoniano in privato ogni giorno e meritano rispetto.
Non può esserci spazio per l’odio dentro di me quando penso a Federico, anche se qualcuno di voi (a cui voglio bene), forse giustamente, dice che sono troppo buono.
Non sono né buono, né brav’uomo, sono solo un papà con un dolore dentro incolmabile e che aspetta pazientemente (purtroppo Federico non me lo ridarà più nessuno), che qualcuno gli dica cosa è successo quella maledetta, infame e vigliacca domenica mattina, di quell’assurdo 25 settembre 2005, tra suo figlio e quei quattro individui.
Solo Federico sa come la penso e quali sono esattamente i miei pensieri, ed è proprio nei momenti “più terribili” che mi sento di essere avvolto in un suo forte, quanto delicato abbraccio, che placa ogni volta il fuoco ardente del mio cuore.
Io quei quattro individui (quei quattro), non li posso più considerare “poliziotti”.
Quel silenzio che si protrae da 550 giorni insopportabili ed irreali, ormai parla più di ogni altra cosa.
Ora pretendo VERITA' e GIUSTIZIA.
La tua vita Federico non riusciremo più a restituirtela, ma la tua dignità, il tuo dolce ricordo dovranno continuare a vivere nelle persone Oneste e con un’Anima (con divisa o senza divisa) perché simili tragedie assurde ed inconcepibili non abbiano più a verificarsi.
Questa notte voglio ricordarti con una splendida immagine che di te proietta Mauro in suo commento: “c’è una foto di Federico che mi fa molta tenerezza quella in un campo di calcio. Sembra che chieda perché?
Non era un gran calciatore, anzi! Si fermava ad osservare le farfalle e a cogliere i fiori, mi pare.”
Quel campo di calcio si trova a fianco delle mura estensi.
Oggi (19/04/2007), caro Federico, giornata calda, piena di luce e di sole, lì mi sono fermato e i miei ricordi sono corsi dolcissimamente a quei grandiosi momenti di vita che mi hai donato e per un attimo, immerso in quei fiori, ho creduto, sentendo il profumo di quel mondo andato, che nulla di quello che è successo, è successo.
In quel momento, in quel paesaggio incantevole e guardando il cielo, pensando agli attori di quell'orribile mattina... una poesia di Primo Levi (del 20 luglio 1960) mi è venuta alla mente:
Tu creatura deserta, uomo cerchiato di morte
O figlio della morte, non ti auguriamo la morte.
Possa tu vivere a lungo quanto nessuno mai visse.
Possa tu vivere insonne cinque milioni di notti,
E visitarti ogni notte la doglia di ognuno che vide
Rinserrarsi la porta che tolse la via del ritorno,
Intorno a sé farsi buio, l'aria gremirsi di morte.
Fino in fondo.
Lino

3:46 AM

 

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